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Come allestire un set Fotografico economico per Ecommerce e fotografia di prodotto

Per catalogare e vendere i propri prodotti online è necessario mostrarli all'utente in maniera adeguata. Oltre alle dovute valutazioni sulla scelta del layout grafico, alla user experience e alla semplicità di navigazione del sito, è molto importante curare al massimo delle proprie possibilità la qualità delle immagini, poiché è proprio attraverso queste immagini che permetteremo all'utente/cliente di conoscere il nostro prodotto e di valutarne i pregi, stimolando allo stesso tempo la sua immaginazione. Generalmente il consiglio è quello di affidarsi a dei professionisti in grado di progettare e realizzare delle fotografie in grado di descrivere e rappresentare il proprio prodotto al massimo delle proprie potenzialità, magari nel minor numero di sessioni fotografiche possibili in modo da tenere sotto controllo i costi di produzione. (Vedi i nostri servizi di FOTOGRAFIA E IMMAGINE AZIENDALE). Nel caso in cui la quantità dei prodotti da catalogare sia molto ampia e/o l'aggiornamento costante, si può prendere in considerazione la possibilità di fotografare i propri prodotti in maniera autonoma, utilizzando la propria reflex o addirittura un buon telefono cellulare. Anche in questo caso, a meno che non si abbiano già delle competenze a riguardo, sarebbe consigliabile richiedere la consulenza di un fotografo professionista in grado di metterci sulla strada giusta fin da subito, valutando tutta l'attrezzatura e il processo produttivo (workflow) dall'allestimento del set fotografico, allo scatto, alla post-produzione finalizzata alla pubblicazione online. Disporre dell'attrezzatura adeguata rimane comunque un passaggio fondamentale, specialmente per quanto riguarda l'illuminazione, visto che ormai qualsiasi fotocamera digitale di ultima generazione ha una qualità nettamente superiore rispetto a quella richiesta dalla pubblicazione online. Ecco quindi alcuni opzioni per allestire un set fotografico con un budget limitato, acquistando su Amazon: Set Fotografico Economico - Opzione 1 Questo set è adatto per prodotti e oggetti di dimensioni medio piccole. Le lampade sono abbastanza potenti e permettono di gestire l'illuminazione in maniera adeguata e in modo molto più versatile rispetto al classico cubo di luce in quanto una volta montate sui portalampada non solo sarà possibile regolare l'altezza e l'incidenza, ma anche e la distanza dal soggetto e quindi l'intensità. Il fondale di carta può essere semplicemente attaccato con lo schotc tra una parete sgombra e il pavimento, o più comodamente tra la parte e un tavolo, ottenendo in ogni caso una curva senza spigoli. Inoltre in elenco anche alcuni accessori che non devono mai mancare quando si allestisce un set fotografico still-life di prodotto! Due Lampade: DynaSun SYD125W 600 W E27 Un Kit comprensivo di 2 portalampada, stativi e ombrellini: DynaSun 2X W963S Kit Set da Studio Professionale, Supporto Cavalletto Stativo, Portalampada e Ombrello Diffusore Bianco Fondale in carta bianco: Creativity background - Carta per fondale professionale dimensioni rotolo L 1,22 x 3,6 metri - grammatura 85gr/mq BIANCO Schotc Carta per fissare il fondale alla parete: Schotc Nastro Di Carta H19 50 Metri Patafix per posizionare gli oggetti: Patafix Gomma Adesiva Filo da pesca: Rocchetto filo da pesca diametro 0.55mm


Visual Storytelling 2.0: quando l’immagine diventa tutto!

I social media stanno sperimentando ormai da tempo una spinta verso la centralità dei contenuti visuali: foto, video e album. Perché questo accade? E sopratutto, perché i brand dovrebbero tenere d’occhio questo fenomeno? La risposta è semplice: perché l’immagine, nell’era social, è fondamentale. Tante volte, forse troppe! abbiamo sentito dire che “l’immagine è tutto”, che una bella fotografia a volte vale più di mille parole. Tutto questo oggi prende forma proprio sotto i nostri occhi. Esattamente come sostiene William J. Ward – docente di Social Media Strategy presso la Syracuse Univesity: I blog sono stati una delle prime forme di social networking dove le persone scrivevano 1000 parole. Quando siamo passati agli aggiornamenti Facebook, i nostri post sono diventati più corti. Poi i servizi di microblogging come Twitter hanno abbassato i limiti a 140 caratteri. Ora stiamo sorpassando le parole muovendoci verso la comunicazione visiva, con social network come Pinterest. È probabile, infatti, che uno dei vostri ultimi sharing siano stati una foto o un video. Questo perché l’immagine online rende tutto più interessante, esperienzale e diretto. Pinterest è popolare grazie al fatto che è totalmente basato sulla condivisione di immagini.Twitter ha integrato da tempo alcuni servizi che permettono di postare foto e video direttamente dalla piattaforma, oltre i suoi classici 140 caratteri. Instagram è stato acquistato per oltre un miliardo di dollari dal social per eccellenza, Facebook, che a sua volta ha prima creato una timeline dove introdurre foto e video e poi le ha dedicato fino al 170% di spazio in più. E così le aziende si stanno rendendo conto che la comunicazione visuale fornisce molteplici possibilità. Le immagini permettono ai brand di sviluppare le loro strategie social in maniera molto più efficace, grazie alla vividezza dei contenuti. Raccontano, spiegano e illustrano ciò che le parole a volte fanno fatica a comunicare. Secondo un’infografica realizzata dalla M Both con i dati raccolti dalla Simple Measure,il numero di post contenenti foto o immagini condivisi dagli utenti batterebbe per 2 a 1 quelli di solo testo. Altri numeri ci rassicurano sul fatto che se un’immagine accompagna i nostri testi, o addirittura li sostituisce, tutto risulta migliore agli occhi di chi ci segue. Sembrerebbe infatti che: I post contenenti video o foto sono condivisi 12 volte in più rispetto al solo testo Tumblr ha il 42% dei propri post composti di soli video/foto Oltre 100 milioni di utenti a settimana postano contenuti video e interagiscono su YouTube Visual social come Printerst reindirizzano molto più traffico rispetto ai più popolari Facebook, Twitter e Google +. Si parla insomma di “raccontare per immagini”, di rendere il contenuto visivo priorità assoluta della strategia di social marketing utilizzata dal brand. Una delle tecniche più dirette per fare leva sui consumatori è lo storytelling – un insieme combinato di immagini che raccontano il brand o un suo prodotto. È questo quindi lo strumento da utilizzare oggi. Lo storytelling del brand quindi si trasforma sempre più spesso in visuale. Questo perché le immagini: Creano maggiore engagement con l’utente Producono maggiore traffico (più views, più condivisioni) È chiaro quindi che una marca o un’azienda che vogliono ottenere dei risultati soddisfacenti devono tener conto delle considerazioni appena fatte. Come concretizzare tutto questo nella vostra strategia? Secondo un’altra infografica basterebbero tre azioni fondamentali: Investite nei contenuti visivi! I brand che vogliono ottenere risultati devono produrre contenuti di alta qualità, anche utilizzando dei professionisti. Gli utenti apprezzeranno se le immagini e i video usati sono originali, interessanti, ma anche ben fatti! Migliori sono i contenuti, più facilmente e volentieri  questi saranno condivisi! Mostrate personalità! Foto e video non servono soltanto a vendere il prodotto, ma a mostrare al consumatore chi siete e cosa potete offrire in modi nuovi e coinvolgenti. Permettete ai follower di partecipare alla creazione di contenuti visuali per la brand page attraverso contest e premi. Gli utenti hanno spesso idee originali e creative: usatele! Questo tipo di content strategy permette al brand di mostrare la propria natura collaborativa e partecipativa… in pieno social style! Altri utili accorgimenti ce li suggerisce Nick Westergaard – Brand Strategies Manager pressoBrand Driven Social – nel suo articolo Six Ways to Prepare Your Brand for Social Media’s Visual Revolution - con una check list veramente dettagliata: Le basi sono fondamentali: occorre avere un logo accattivante e una solida brand identity Avere un piano: è bene incorporare chi si occupa dell’aspetto creativo nel processo di organizzazione della campagna di social marketing fin dai primi step e coinvolgere più piattaforme social possibili Nessun ripensamento sulla fotografia: Non basta fare qualche scatto saltuario, bisogna avere a propria disposizione dei professionisti per la visual story del proprio brand! Insegnare a raccontare: sviluppare una brand story e imparare a catturare momenti creativi in maniera partecipativa e collaborativa è fondamentale Comprendere i meccanismi della “pinnabilità” delle immagini: utilizzare la piattaforma Printerest e altri strumenti di social bookmarking, richiede una pianificazione di immagini interessanti ed originali, che si distinguano nel mucchio Rendete il passato visuale, così come  il presente e futuro: oggi i social media permettono di raccontare ai consumers il passato grazie a timeline, etc. Digitalizzatelo e raccontatelo! E voi, farete parte del cambiamento o starete solo a guardare? FONTE E ARTICOLO COMPLETO: NINJA MARKETING


200 consigli per migliorare la visibilità su Google

Mantenere e migliorare la visibilità sui motori di ricerca non è un'impresa facile. Periodicamente Google, il gigante di ogni ricerca on-line, aggiorna il proprio algoritmo e per questo è molto importante rimanere sempre aggiornati sugli ultimi cambiamenti. Più di recente Google ha lanciato Penguin 2.0, una nuova versione del precedente aggiornamento dell'algoritmo Penguin, che mira a ridurre il web spam, ed è a questo proposito che le società di marketing digitale Backlinko e Single Grain hanno creato l'infografica qui sotto raccogliendo circa 200 fattori che Google considera nel ranking dei siti e nei risultati di ricerca. I dati raccolti provengono da centinaia di fonti, tra cui vari blog che si occupano di SEO e le dichiarazioni fatte dal responsabile web spam di Google, Matt Cutts.


Twitter per le aziende: dal cinguettio al business

A differenza del social network di Zuckerberg, il sito di microblogging (questa sarebbe la definizione originaria di Twitter che prevede mini testi da 140 caratteri ciascuno) non distingue tra profili personali e profili aziendali e per di più il contatto non è bidirezionale come su Facebook: seguire un account, infatti, non significa che questo ci segua a sua volta. Insomma conquistare “followers” può risultare meno immediato, ma non per questo meno efficace, che ottenere “amici” o “mi piace”. Ma vediamo, punto per punto, qualche consiglio utile. 1 – Creare il proprio profilo Twitter Aprire un profilo su Twitter è molto semplice: bastano poche informazioni di base per iniziare. Scegliete un nome accattivante per l’account: potrebbe andare bene anche il nome della vostra azienda. Prestate particolare attenzione alla compilazione della breve biografia che sarà visibile sotto il vostro nome utente. Compilate tutti i campi richiesti, compreso il sito web di riferimento e la località in cui si trova l’azienda. L’immagine del profilo può essere il vostro logo mentre come immagine di copertina potete usarne una che avete scelto per una pubblicità o comunque qualcosa che rappresenti bene l’essenza del vostro business. E’ un po’ la vostra vetrina su Twitter: vi presenta agli altri utenti 2 – Far conoscere il proprio profilo Twitter Più che con tutti i social network è buona pratica collegare il proprio sito aziendale all’account Twitter in modo da portare i visitatori del sito a conoscere la vostra attività di microblogging. Il collegamento può avvenire tramite il classico pulsante per la condivisione e/o con un box embeddato nel sito che ripropone i votri tweet in tempo reale. Inoltre, una landing page che permetta al visitatore di diventare follower in un click può risultare molto utile. Ma come fare a farsi conoscere su Twitter? Innanzitutto seguendo i propri clienti più assidui i quali, vedendo che la vostra azienda ha un profilo, potrebbero decidere a loro volta di seguirvi. Altri profili da seguire per acquisire visibilità possono essere rintracciati tramite le cosiddette hashtag, ovvero le parole chiave precedute da # che permettono di intercettare utenti e profili interessati a quell’argomento. Ad esempio, la vostra azienda si occupa di marketing? Hashtag come #titolodellibro, #nomedellacollana, #genereletterario (naturalmente sostituendo all’indicazione generica i nomi corretti) e così via potrebbero fare al caso vostro. Potete anche seguire altre aziende della vostra zona, sebbene di settore diverso, o siti di news generiche o legate al vostro business. Se individuate profili particolarmente interessanti, poi, citarli nei vostri tweet attirerà la loro attenzione portandoli a visitare il vostro account. Per citare un altro utente, bisogna fare precedere il suo nome dalla chiocciola, ad esempio @ITespressoIT. Nell’esempio sopra potrebbe essere @nomeautore. 3 – I tweet, ovvero cinguettando si conquistano clienti Certo non è semplicissimo imparare a sintetizzare un messaggio in 140 caratteri. Per questo, si possono usare le immagini che, sebbene non abbiano apparentemente la stessa visibilità che possono avere su Facebook, qui possono diventare addirittura più virali e assurgere più facilmente agli onori delle cronache. Inoltre, vale la pena tenere presente che non è necessario dire tutto in un tweet, ma basta attirare l’attenzione ed includere un link al proprio sito dove scrivere, invece, il testo di approfondimento. Ricapitolando, dunque, un tweet deve contenere: un messaggio breve ed efficace, almeno una hashtag strategica (magari una che in quel giorno è particolarmente usata, cosa che si può verificare nella colonna dei cosiddetti “trend topic”, nella colonna di sinistra della timeline di Twitter, e comunque una coerente con il proprio messaggio), la citazione di un utente che possa essere interessato al vostro messaggio e che, possibilmente, abbia un buon numero di follower, e un link al vostro sito. Un uso strategico delle hashtag, poi, contribuisce a conferire internazionalità al vostro profilo: è tramite queste speciali parole chiave, infatti, che anche utenti di altri paesi che ancora non vi seguono possono imbattersi nel vostro account e decidere di seguirlo. Stare su Twitter, inoltre, permette di spaziare tra diversi argomenti in modo da scrivere tweet frequenti (ma non ossessivi). Evitando, dunque, argomenti che possono risultare controversi (politica, religione etc), è bene scrivere messaggi anche diversi da quelli strettamente legati al proprio business usando un linguaggio informale e “friendly”. Sono tweet che aiutano a farsi vedere anche le risposte a chi vi cita, o vi fa delle domande pubblicamente, e i cosiddetti retweet, ovvero la condivisione dei tweet scritti da altri: un buon modo per “animare” il proprio profilo e farsi notare. Una delle occasioni in cui Twitter rende di più, comunque, sono i cosiddetti “live tweeting”. Organizzate o partecipate ad un evento? Usate Twitter per raccontare cosa accade momento per momento, usando l’hashtag ufficiale (sicuramente ci sarà) e citando altri partecipanti. 4 – Tweet e account sponsorizzati Come ogni altra piattaforma, anche Twitter prevede forme di autopromozione a pagamento, sia degli account veri e propri che dei singoli tweet. E’ possibile scegliere accuratamente che tipo di visibilità dare al proprio account o tweet e che target raggiungere, non solo dal punto di vista degli interessi degli utenti, ma anche da quello geografico, ovvero se locale, nazionale o globale. Sponsorizzare un tweet o il proprio account significa, naturalmente, renderlo più visibile e quindi più facilmente raggiungibile da parte di utenti che diversamente potrebbero non arrivare mai a voi. Twitter, poi, prevede un sistema di pagamento per interazione. Si paga, cioè, in base ai follower conquistati o ai clic ottenuti: si sceglie un budget e ci si ferma una volta raggiunto. Il sito di microblogging prevede anche strumenti di analisi che consentono di verificare l’efficacia della sponsorizzazione. L’intero sistema a pagamento, che va sotto il nome di “Twitter Ads”, in Italia è al momento disponibile solo per le grandi aziende. 5 – Errori da non fare su Twitter Ci sono applicazioni che permettono di condividere automaticamente un messaggio scritto su Facebook con un link su Twitter. I tweet così generati, però, risultano poco accattivanti, non hanno praticamente alcuna attrattiva e difficilmente invogliano gli utenti a cliccare. E’ evidente che si tratta di un automatismo e nessuno ha voglia di interagire con un software quando può farlo con tanti altri utenti “veri”. Voi lo fareste? La sintesi a cui Twitter costringe può facilmente farci cadere nell’errore di usare il sito come una specie di deposito di slogan e pubblicità: proprio come i link generati automaticamente, gli slogan puri e semplici non sortiscono l’effetto desiderato perché non presuppongono interazione, cosa fondamentale sui social network. Nell’ansia di farsi vedere, si può essere tentati di seguire quanti più utenti possibile. Il risultato rischia di essere grottesco se, ad esempio, seguite 1500 utenti e, invece, avete poche decine di followers. Davanti ad una situazione del genere, difficilmente altri utenti saranno tentati di seguirvi. Meglio collegarsi a meno utenti, ma utili e a tema rispetto al vostro target. Evitate, poi, i messaggi diretti puramente commerciali: vi rendono troppo simili a spammer per essere efficaci. Di contro, gratificare chi vi cita concedendogli un retweet è sicuramente una buona mossa.


OCM Vino 2013/2014, una panoramica sui progetti finanziati

La misura “Promozione sui mercati dei Paesi terzi – OCM Vino” 2013/2014 è destinata a cofinanziare al 50% gli interventi di promozione del vino in Paesi Terzi . I piani OCM vino rappresentano una misura che negli ultimi anni ha contribuito positivamente alla crescita dell’export vinicolo italiano non solo in contesti commerciali tradizionali e consolidati, come gli Stati Uniti, ma anche nei mercati dei paesi emergenti. Per l’annualità 2014 sono assegnate risorse per circa 102 milioni di euro, di cui il 30% destinati al finanziamento di progetti presentati a livello nazionale ed il 70% per quelli presentati a livello regionale. Col Decreto n. 34342 del 7 Agosto 2013 recante “Approvazione Graduatoria Ocm Vino 2013/14” – Misura “Promozione sui mercati dei Paesi terzi”, pubblicato sul sito del Ministero delle Politiche Agricole (www.politicheagricole.it), sono stati erogati oltre 30 milioni di euro destinati alla misura, 7,4 dei quali sono stati sottratti come somma “da destinare alle annualità dei progetti pluriennali approvati gli scorsi anni”, e 1,6 come riserva per i progetti multiregionali. 46,6 milioni il totale dei contributi inizialmente richiesti, 23,08 quelli ritenuti ammissibili dal “Comitato di Valutazione”, 21,5 quelli concessi dopo l’applicazione delle riserva ai progetti multiregionali. 21,5 milioni di euro contributo pubblico spalmati su 31 progetti di promozione del vino italiano nei Paesi extra Ue: dai 3,8 milioni di euro (il finanziamento più grande) concessi all’Ati (Associazione temporanea di impresa) che ha per capofila l’Istituto Grandi Marchi, ai 24.392 euro (il finanziamento più piccolo) concessi all’Ati che per capofila ha la Campari Wines, divisione vinicola del colosso Campari. Guardando alle singole regioni, il contributo del Piemonte ammonta a 8,4 milioni di euro il totale del contributo pubblico erogato. I progetti più finanziati, tutti con la cifra tonda di 1 milione di euro, e per una quota di cofinanziamento del 50% del totale, sono (in ordine di graduatoria) quello del Consorzio per la tutela dell’Asti Docg, quello del Made in Piedmont (che riunisce 84 aziende, www.madeinpiedmont.eu), quello del Consorzio Alba Export Wine & Food (63 aziende, www.albaexportwine.com), quello di Alba Wine (che riunisce 12 imprese) e quello di Winexperience (che riunisce 70 aziende). Con finanziamenti vicinissimi ad 1 milione di euro anche il progetto dell’Ati Vignaioli Piemontesi, con 998.160 euro (e che riunisce le aziende Mirù, Piazzo, Tre Secoli, La Crotta di Vigneron, Casa Eredi di Mirafiore & Fontanafredda, Manfredi, Toso, Cantina di Clavesana, Cantina Vignaioli, Terre del Barolo, Dezzani, Produttori del Nizza e la Mgm-Mondo del Vino che, a sua volta, raccoglie, tra le altre 47 cantine cooperative e 511 aziende agricole), e quello di Piemonte “Land of Perfection”, con 989.959 euro (che vede uniti i Consorzi di tutela dell’Asti, di Barolo e Barbaresco, dei vini d’Asti e Monferrato, dei vini d’Acqui, del Gavi, i Produttori del Moscato Associati e Vignaioli Piemontesi). La regione Veneto, nel complesso, ha concesso contributi per 9,2 milioni di euro (su una disponibilità di 10,4 milioni di euro) che attiveranno progetti dal valore complessivo di 20 milioni di euro. Tra i progetti più finanziati, con 800.000 euro di contributo pubblico a testa, quello dell’Ati “Le Famiglie dell’Amarone d’Arte” (per un valore complessivo del progetto di 1,637 milioni di euro), quello dell’Ati “Centro Vini Veneti” (per un valore del progetto di 1,6 milioni di euro), e quello dell’Ati guidata dal Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave (per un valore totale di 1,6 milioni di euro). E, ancora, con 799.968 euro, quello dell’Unione Consorzi Vini Veneti (per un totale progetto di 1,599 milioni di euro); con 799.758 euro di contributo, quello dell’Ati “Il Veneto in un Bicchiere” (per un progetto da 1,599 milioni di euro); con 783.852 euro quello del Consorzio Tutela Vini Arcole (per un totale di 1,567 milioni di euro); con 777.841 quello dell’Ati che ha per capofila la Rti Agricola Fratelli Tedeschi (per un progetto da 1,555 milioni di euro). La Lombardia ha erogato un contributo pari a 3.200.955,47 di euro e il progetto dell’ATI Ascovilo (progetto da un milione di euro) ha ottenuto un contributi pari a 522.534,18. La Toscana, che ha ammesso cofinanziamenti per 7,2 milioni di euro sui 7,8 potenziali, dove i due progetti top, per valore del contributo (al 50%) sono quello dell’Ati Taste Tuscany, che ha per capofila “Le Corti”, con 1,29 milioni di euro, e quello dell’Ati guidata da Barone Ricasoli, con 1,28 milioni di euro. In Sicilia, invece, dove sono stati assegnati 5 milioni di contributi comunitari (a cui vanno aggiunti 1,4 di contributi regionali aggiuntivi) sugli 8,7 potenziali, il progetto top per valore è quello della Rti Trinacria, finanziato con 1,76 milioni di euro, seguito da quello di Irvos e Providi, con 1,09 milioni di contributi comunitari (a cui si sommano 658.000 euro di fondi regionali). In Puglia, invece, per la campagna 2013/2014, sono stati ammessi contributi per 1,72 milioni di euro (a cui si sommano, per progetti pluriennali, 638.000 euro per il 2014/2015, e 565.000 euro per il 2015/2016) su un potenziale di 7,1 milioni, dove il progetto top è quello del Movimento Turismo del Vino Puglia, cofinanziato al 50% con 537.835 euro. Il Friuli Venezia Giulia, invece, ha ammesso contributi per 1,96 milioni di euro sui 2,5 disponibili, con il progetto più finanziato che è quello dell’Ati Cantine San Martino, Castellargo e Piera Martellozzo, cofinanziato al 50% con 577.964 euro. La graduatoria in ordine di punteggio è disponibile sul sito di Mipaaf a questo link.


Ecommerce: il successo non dipende dalle statistiche

Vendere i propri prodotti Online attraverso un qualsiasi canale può sembrare un'operazione semplice e scontata. Nonostante la crisi globale che più o meno avanza e persiste su quasi tutti i settori, le statistiche sull'ecommerce, come si può vedere dall'infografica che pubblichiamo oggi, sono molto confortanti, come anche le previsioni di crescita. Inoltre la creazione di un negozio Online sia attraverso portali come Ebay (ma ce ne sono molti altri), sia attraverso un sito web personalizzato, sia attraverso un semplice carrello elettronico collegato a PayPal, è diventata un'operazione apparentemente molto semplice e in alcuni casi molto economica se non addirittura gratuita. Purtroppo le statistiche (e soprattutto i promotori di questi servizi, specialmente quelli low cost) spesso non riportano tutti i casi di insuccesso, i rischi, i costi nascosti che comporta l'apertura di un canale di vendita Online. Ma le considerazioni e gli studi preliminari non sono l'unica questione sottovalutata. Spesso molte aziende benché arrivino a disporre di una piattaforma web o di un catalogo nel quale caricare i propri prodotti quantomeno in grado di funzionare correttamente (cosa che è diversa dal disporre di strumenti di vendita funzionali, efficaci e convincenti sotto molteplici punti di vista), non sono visibili, non si dirigono nei canali giusti, non sono in grado di individuare quel pubblico davvero interessato ai loro prodotti. Probabilmente è proprio la facilità con la quale oggi si può accedere agli strumenti di vendita Online unita alle statistiche confortanti di un settore in continua crescita (peraltro inconfutabili!), che fa sottovalutare ad un numero sempre crescente di persone e di potenziali imprenditori tanti aspetti che un'impresa tradizionale non si sognerebbe in alcun modo di non prendere in considerazione. La soluzione per vendere efficacemente Online oppure per proteggersi da eventuali investimenti sbagliati e da un fallimento sicuro, è sempre la solita: muoversi con cautela, valutare con attenzione le diverse possibilità e consultare degli esperti che possano quantomeno analizzare il progetto da una prospettiva più ampia e approfondita. Per tutti questi motivi la nostra politica aziendale è quella di guidare sempre le persone interessate e i nostri possibili clienti verso un percorso serio di verifica e analisi dei costi/benefici, riservandoci la possibilità di sconsigliare e rifiutare tutti quei progetti chiaramente destinati al fallimento. Detto ciò ecco una carrelleta di curiosità, informazioni e statistiche sull'Ecommerce davvero utili e confortanti, tra cui, degna di nota, la crescita esponenziale prevista nel settore mobile nei prossimi anni!  


Colore, psicologia e pubblicità

Per ribadire quanto sia importante tutto il lavoro preliminare al lancio di un marchio o un prodotto presentiamo oggi una utile infografica per approfondire e orientarci verso una maggiore comprensione e una scelta più consapevole dei colori. Come abbiamo già detto il colore è un fattore di primaria importanza nella promozione di un brand, di prodotti, servizi, offerte, ecc., dalla fase di ideazione di un logo, come nella scelta del packaging o di qualsiasi altra operazione di marketing che riguardi la nostra azienda (ma anche le pareti di casa!).      


Ecommerce. Come i colori influenzano gli acquisti

Che si tratti di Ecommerce oppure di vendita tradizionale sappiamo che il colore è un fattore determinante per l'indice di gradimento di un prodotto, un servizio, come anche di un marchio. Anzi, secondo vari studi riassunti efficacemente da questa infografica curata da kissmetrics, l'aspetto e quindi anche il colore, è il fattore che influenza maggiormente l'acquisto di un prodotto: l'85% degli acquirenti lo mette infatti al primo posto. Inoltre il colore è anche fondamentale per la riconoscibilità di un marchio, cosa che direttamente si collega alla fiducia dei consumatori verso l'azienda. Ma non solo, un altro aspetto molto interessante e al quale spesso non viene data la dovuta considerazione, è il fatto che per un'azienda la scelta di un colore piuttosto che un'altro può influenzare pesantemente la tipologia del proprio pubblico, ovvero le caratteristiche dei potenziali clienti: ci stiamo rivolgendo ad un pubblico tradizionale? Oppure vogliamo fare colpo sulle persone in cerca di sconti, offerte e occasioni? Ecco alcune risposte...  


Fonts? Una scelta di Carattere

Per una azienda la scelta del font, cioè del carattere tipografico, da utilizzare per il proprio logo (ma non solo) è molto importante. Tutti sanno che i colori hanno una grande influenza sulle sensazioni, i sentimenti e le emozioni delle persone, ed è per questo motivo che generalmente si presta molta attenzione alla loro scelta e combinazione. La stessa cosa vale per il set di caratteri che un'azienda sceglie di utilizzare. L'infografica che segue riassume e sintetizza alcuni dei concetti principali legati alla psicologia dei caratteri. Per esempio, se si vuole trasmettere l'idea di una attività tradizionale, rispettabile e affidabile, si potrebbe prendere in considerazione l'uso di un carattere serif. Se invece si desidera trasmettere l'idea di un'attività moderna e stabile si dovrebbe propendere per un carattere sans serif.


Pinterest e il Segreto del suo Successo

Column Five ha creato questa infografica per esaminare alcuni dei motivi del successo di Pinterest, una vera e propria dipendenza che sembra diffondersi sulla rete in modo virale e pian piano sempre di più anche in Italia. Per chi ancora non fosse al corrente su cosa è come funziona Pinterest si può dire che fondamentalmente è un social network dedicato alla condivisione di immagini e video. Il suo nome deriva del verbo “to pin” (appendere) e dal sostantivo “interest“ (interesse). Le boards (bacheche) costituiscono l’idea centrale del social network: funzionano da raccoglitori pubblici, quindi visibili a tutti, di immagini tematiche, condivise dalla rete o create dagli utenti, che permettono la connessione tra persone aventi gli stessi gusti e interessi. Pinterest è integrabile con altri Social Network, come Facebook e Twitter, e con tutti i siti web grazie al "pin it button", che si può installare facilmente sia sulla barra degli strumenti di qualsiasi browser che in tutti i siti web o blog. Il “pin it button” permette la condivisione delle immagini più interessanti trovate nella rete direttamente sulle proprie board tematiche. Tutto ciò fa si che gli utenti di Pinterest spendano in media 98 minuti al mese in questa attività di selezione e condivisione... ma al di là dei dati, attraverso questa infografica l'azienda vuole evidenziare perché la cultura di Internet sia così affascinata dal pinning e avanza l'ipotesi che l'accaparramento digitale abbia molto a che fare con tutto ciò.


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